Campus di studio
di Alberto e Maurizio SCALIA
24 giugno/25 luglio 2004
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AMBIENTE A RISCHIO PER LA FOCA MONACA E LA TARTARUGA MARINA "CARETTA Caretta"
Studi ed esperienze di due ricercatori pontini
L’Università Popolare Tirrenica delle Scienze Naturali
di Latina
espone le prime conclusioni sulle ricerche
relative alla bentofauna
e agli organismi conchiferi di Zante.
Alberto
e Maurizio
Scalia, dopo quello di due anni fa in
Albania, hanno svolto un “campus di
studio” nei fondali dell’isola
greca.
Nel periodo compreso tra il 24 giugno ed il 25 luglio 2004, l’ Università Popolare Tirrenica delle Scienze Naturali ha svolto ricerche sui fondali dell’isola di Zante, nella Grecia occidentale ionica.
La scelta di quest’isola per il campus
estivo di ricerca é stata determinata,
oltre che da una pregressa decennale conoscenza
dei suoi fondali, anche dalla sua particolare
valenza naturalistica: Basti considerare
la presenza di un nucleo abbastanza numeroso
(almeno 16 esemplari) di foca
monaca (Monachus monachus), altrove
estinta o in forte pericolo di estinzione.
L’isola é, inoltre, probabilmente
il sito più importante in area mediterranea
per la riproduzione della tartaruga
marina (Caretta caretta), protetta
oggi dall’isitituzione di un ampio
parco marino.
Oltre ciò, per quel che concerne il campo specifico delle nostre ricerche, i fondali dell’isola erano (è oggi purtroppo necessario usare il verbo al passato) generalmente integri, vuoi dal punto di vista dell’inquinamento che relativamente a tutti quegli organismi pelagici e bentonici che ci si prefiggeva di studiare.
Le ricerche erano infatti volte alla specifica campionatura della bentofauna con particolare riferimento alla malacofauna, cioé alle comunità e popolazioni di organismi conchiferi, oltre che di molluschi e di crostacei.
Ci si prefiggeva l’analisi metodologica di alcune aree poste su differenti batimetriche (-5, -10 e -20 mt), attraverso l’individuazione e la grigliatura di “bottom spot”, le rilevazioni in loco e la raccolta, tramite una piccola sorbona, di detrito da analizzare al SEM (microscopio elettronico a scansione).
Erano inoltre previste indagini sul piano mesolitorale e sopralitorale comprese le pozze di marea.
Da una prima analisi dei dati raccolti durante le ricerche e dalla loro comparazione con quelli del passato, si è potuta rilevare una sostanziale tenuta delle comunità bentoniche in generale, avendo riscontrato anche condizioni di particolare buona salute per alcuni tipi di molluschi conchiferi quali spondili (Spondilus gaderopus), la Tonna galea, il tritone Charonia tritonis, fusinidi particolari quali Fusinus siracusanum ed alcune specie di cipree.
Da questo punto di vista si può quindi concludere, anche se per una valutazione più precisa si dovranno attendere gli esami sul detrito, che la malacofauna di Zante sembra godere ancora di buona salute.
Diverso é invece il discorso per quel che riguarda gli organismi superiori quali tartaruga marina, foca monaca e fauna ittica in generale:
Relativamente alla Caretta caretta la situazione, pur se con difficoltà e problemi rispetto ai precedenti anni appare ancora buona, come testimoniano anche i 12 avvistamenti, avvenuti tutti al di fuori dell’area di protezione. Tale positiva situazione é senz’altro da imputare all’opera di controllo e vigilanza sia della locale sezione del WWF greco, che dei volontari dell’Associazione Earth Sea and Sky, che si occupano in prima persona del monitoraggio e della protezione dei nidi.
In realtà da una analisi più approfondita si evince che i siti di maggior concentrazione dei nidi si stanno riducendo per dimensione pur rimanendo alto il numero dei nidi globale: ciò significa che la popolazione si sposta verso alcune aree in particolare a scapito della superficie globale di nesting.
In particolare l’area dove tale numero é maggiore é una piccola spiaggia intermedia nel golfo di Laganà che raggiunge densità anche di 2-3 nidi per mq, per un totale vicino ai 1.200 nidi su tutta la spiaggia.
Tale situazione si deve alla protezione integrale dell’area interdetta alle attività turistiche; Altrove, dove queste sono permesse, come nelle spiagge di Laganà e Kalamaki, aree storiche di nesting, tale densità si riduce in modo massiccio a 1-2 nidi per 100 mq.
Le informazioni esposte ci sono state fornite oltre che da misurazioni personali, da Yannis Vardakastanis cofondatore e responsabile dell’Earth Sea and Sky.
Completamente opposta la situazione per quel che riguarda la foca monaca e la fauna ittica in generale:
Sono stati dedicati alcuni giorni, sottraendoli alle ricerche, ad immersioni sistematiche (rigorosamente in apnea per ridurre al minimo il disturbo), in quelle aree in cui negli anni passati si erano avuti due avvistamenti di esemplari adulti di foca monaca:
Ci si è subito resi conto dell’impossibilità di tali ricerche e delle problematiche in cui versa la popolazione storica di capo Skinari, nel Nord-Ovest dell’isola:
In particolare si è potuto rilevare che:
a) non esiste, sull’isola, un organismo che sovraintenda al controllo ed al monitoraggio della colonia in modo specifico: tale controllo é, in parte e con molte difficoltà, realizzato dall’Associazione Archipelagos, con base nella vicina isola di Cefalonia che lo esegue, su base volontaria, dal 1985.
Il WWF locale non si occupa in maniera specifica della foca monaca, a parte un progetto di monitoraggio dal 1997 al 1999, mentre Earth Sea and Sky, per ammissione del suo stesso responsabile Yannis Vardakastanis, non si occupa della foca monaca, non avendo nenche i mezzi, o gli aiuti istituzionali per farlo;
b) l’area di capo Skinari, dove certamente in passato era insediata la colonia, non é in nessun modo protetta o interdetta; anzi si trova sulla direttiva obbligata del maggior flusso turistico di imbarcazioni, traghetti e natanti di ogni tipo (essendo un capo da doppiare per raggiungere la parte sud dell’isola dove si trovano i maggiori richiami turistici meta di centinaia di turisti ogni giorno). Non solo ma nel tratto di costa interessato (che pure presenta uno sviluppo di non più di 1,5 km) vi é stata una abnorme proliferazione di strutture ed insediamenti residenziali e turistici, imbarcaderi moletti etc..
Forse é proprio a causa di tale disturbo che l’unico avvistamento di cui si è avuta avuto notizia certa (fonte Vardakastanis) durante il mese di permanenza, si è verificato nella parte opposta dell’isola, in prossimità dell’area di protezione della Caretta caretta.
c) non esiste, al di là del mero interesse commerciale, una reale sensibilizzazione degli abitanti dell’isola sull’importanza naturalistica di una colonia di foca monaca; Anzi la popolazione sembra essere del tutto indifferente, quando non ignara, di tale importanza.
In particolare anche le istituzioni locali sembrano ignorare il problema poiché il trerritorio e le coste dell’isola sono ormai quasi completamente aggrediti da operazioni edilizie, a volte assolutamente
incredibil iquali di fianchi di montagne sventrati per far luogo a complessi turistici o a strade panoramiche di dubbia utilità.
d) cio che però rende, a nostro avviso del tutto compromessa la situazione attuale, é l’uso massiccio della pesca illegale con esplosivo, barbaramente distruttiva, di cui si sono trovate tracce lungo tutto il perimetro dell’isola e perfino sulle secche in alto mare. In particolare si è riscontrato il fenomeno proprio nella zona di capo Skinari sede (o ex sede) della colonia.
Tutti questi problemi si riflettono anche sulla fauna ittica in generale, per la quale anzi il problema si amplifica laddove fino a 3/5 anni fa non si riscontrava il fenomeno della pesca con esplosivi e la fauna ittica pelagica e stanziale era a livelli del nostro mar Tirreno di 40 o 50 anni fa.
Oggi si assiste alla rarefazione notevole, ed in alcune aree quasi alla scomparsa, sia di specie ittiche stanziali quali cernie, saraghi e corvine, che semistanziali quali dentici ed orate e sia pelagiche quali tonni, palamite etc.
In conclusione, per tutti questi motivi, la nostra Università Popolare invierà i risultati delle ricerche e queste ed altre considerazioni a tutti quegli organismi istituzionali greci e Comunitari che hanno competenza specifica su tali problematiche, e che sono nelle condizioni di poter intervenire nella protezione e salvaguardia di queste due rare specie protette.
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